PICCOLA BIOGRAFIA DI WLADIMIRO DORIGO

(Venezia, 26.6.1927-1.7.2006)

Wladimiro Dorigo nasce da padre e madre proletari, cresciuti tra la Parrocchia dell'Angelo Raffaele e quella dei Carmini. Il padre è Luigi, nato nel 1897, quando Vladimiro (il nome di battesimo) nasce, Luigi è da pochi anni invalido con silicosi, a causa del lavoro di aiuto fuochista che sin da giovanissimo fece durante la Ia guerra mondiale, sulle locomotive. è socialista, e questo spiega senza difficoltà il nome dato al primo figlio. La madre per aiutare il bilancio domestico fa le pulizie delle scale dei palazzi, ed è originaria di Marcon.

Durante il ventennio, Luigi che è socialista, non ha la tessera del fascio, e questo gli crea dei problemi di lavoro. Ma è un ottimo ritrattista, e collabora nella seconda metà degli anni '30 e inizio dei '40, con la Galleria Ongania a Venezia. Per far quadrare il bilancio domestico, Luigi fa il motoscafista abusivo, utilizzando un mezzo, e poi un altro, di terzi, cui devolve parte del guadagno.

In questo contesto, si forma l'intellettuale giovane Vladimiro Dorigo, che, cresce in ambito scolastico e parrocchiale, e conosce elementi di spicco del mondo cattolico antifascista. Legge al lume di candela, e durante la guerra nella loro casa mangiano molto poco. Si va in campagna in bicicletta a cambiare il sale frutto dell'ebollitura dei pentolini di acqua marina, con farina, uova. Durante i primi '40, e in particolare nel '43-'45, il Vladimiro è cospiratore partigiano di città nelle Sap, e contemporaneamente, soffre a sapere della morte di suoi cari amici più vecchi nelle montagne (Bellemo sopra tutti), studia, e quando capita a tutti, capita anche a lui, è obbligato ai lavori forzati dai nazisti, di posa in opera delle traversine ferroviarie sul Ponte della Libertà ! Arrivano sino alla CITA, queste traversine, e pesano un casino. La CITA all'epoca era una fabbrica, poi distrutta dai bombardamenti. Venezia non è risparmiata dagli "Alleati", e ci sono bombe che piovono anche nei caseggiati e Chiese vicine alla Stazione ferroviaria.

In questo contesto, cresce un intellettuale democratico legato ai valori di onestà ed eguaglianza sociale. Riesce a studiare perché è bravo, e la Chiesa se ne accorge e gli paga la borsa di studio, così può andare a Roma subito dopo la guerra, e mentre fa l'Università a Padova in lettere, lavoricchia al Popolo (il quotidiano democristiano dell'epoca) e poi viene incaricato, appena diventa giornalista dopo la laurea, direttore del "Popolo del Veneto", che a parte il titolo, poco c'entra con la linea del partito democristiano. Dopo la cacciata dal giornale e la annunciata scomunica cardinalizia, smette anche le funzioni nel frattempo acquisite politiche (assessore all'Urbanistica a Venezia, è lui che disegna il piano regolatore del 58, se non vado errato con le date).

A quel punto ha già avviato sin dal '58 la rivista "Questitalia", che svolgerà la funzione destabilizzante per i poteri di allora, di cerniera tra il mondo cristiano di base e le organizzazioni operaie che iniziavano a crescere, mentre continua ad essere impegnato in politica (consigliere comunale indipendente a Mira, a ridosso di Marghera) e viene chiamato quale specialista, nell'Ente per la Zona industriale.

Tutto il suo lavoro degli anni '60 è un febbrile muoversi tra realtà diverse per aprire conoscenza, varchi critici, organizzazione di base, mentre avvia i Festival del Teatro della Biennale, dove viene assunto e svolge anche il ruolo di capo dell'ufficio stampa per un periodo, e mentre conosce e stringe amicizie con persone scomode ed importanti, don Milani, don Carretto, Giangiacomo Feltrinelli (che gli pubblica il primo volume di prestigio in materia di Storia dell'arte, Pittura tardo-romana), ed altri.

Il padre gli muore nel 1961, per infarto cardiaco, mentre tra il 1959 e il 1966 ha tre figli.

L'irruzione della forma di lotta violenta nella scena dello scontro sociale lo porta alla decisione di chiudere la rivista "Questitalia" (dicembre 1970), dopo 150 numeri, e subisce molti attacchi da parte padronale, tra la fine del '60 ed il '73.

La chiusura di "Questitalia" è il riconoscimento che altri sono i passaggi, che i termini culturali della critica sono chiari. Di ciò ne è testimonianza la trascrizione integrale del dibattito (1968) tra le redazioni di Questitalia" e di "Rinascita", a Roma (vedi in questo sito).

è il periodo del processo intentato dai Conti Volpi, poi chiuso con remissione di querela, o della polemica attorno all'acqua alta a Venezia, in cui il (a quel punto la V è divenuta W) Wladimiro Dorigo demolisce la versione falsamente ecologistica di Indro Montanelli, penna al servizio dei potenti, un periodo in cui sul "Corriere della sera" appaiono scontri a fil di spada sull'argomento assai succulento degli aiuti a Venezia. Pubblica nel totale disinteresse censorio, "Una laguna di chiacchiere", demolizione appunto di "Montanelli per Venezia", quindi la editrice "Officina" di Roma gli pubblica "Una legge contro Venezia". è il 1973.

In quei mesi, la Biennale di Venezia con un suo grande contributo nell'ufficio stampa (sarebbe meglio dire all'epoca un autentico ufficio agit-prop, se si ha in mente cosa furono gli Annuari del 1974 e 1975), dedica la sua annuale manifestazione al Cile antifascista, con l'arrivo anche di gruppi musicali come gli "Inti Illimani" (per la prima volta in Europa a pochi mesi dal golpe fascista militare).

Ma è anche un periodo durissimo per Wladimiro Dorigo. La separazione coniugale, i veleni veneziani (con rotture anche personali nell'ambito dei Comitati per il Vietnam, rispetto a cui il Dorigo non si subordinava ai "reggenti" del PCI), l'isolamento sociale cui si rifugia, nel rifiuto della politica istituzionale e della stessa rivolta giovanile, di cui si porta in casa i segni, spingono Wladimiro Dorigo (che, dopo la morte, si saprà meditava il suicidio nel 1973), a ritornare alla cultura piena.

Avvia alla Biennale, l'ASAC, Archivio Storico delle Arti Contemporanee ripigliando un patrimonio colossale, anche multimediale (nel 1976 !) e facendosi nominare e stimare per questo dai Centri maggiormente importanti dell'epoca al mondo (Parigi per prima), e inizia la docenza Universitaria a Venezia (1977).

Dal 1980 al 1985 è consigliere regionale indipendente eletto con 8000 preferenze nelle liste del PCI per la Regione Veneto (collegio Venezia e Veneto orientale).

Inizia il suo lavoro con Mazzariol ed altri docenti di alto livello nella Storia dell'Arte, avviando anche riviste e studi di rilievo. Nel 1983 Electa pubbica "Venezia Origini", quindi il lavoro di ricerca sulle effettive basi romaniche di Venezia si sviluppa nella conduzione (sin dal 1978) di un gruppo di studio interdisciplinare che si avvale di elevatissimi contributi. La tesi fondamentale dei suoi studi non garba a molta parte della baronia medievalistica, tuttavia non riesce questa volta ai poteri costituiti l'esclusione, e Dorigo giunge con molti sforzi di un instancabile lavoro dato anche dall'entusiasmo di molti suoi collaboratori, e molte ottime produzioni, al riconoscimento internazionale di essere uno dei medievalisti più importanti al mondo.

Quindi iniziano a giungere anche i primi riscontri archeologici in laguna.

Di questo periodo di 30 anni di lavoro storico artistico, altri hanno scritto abbondantemente, e non è qui il ns.scopo.

Sua madre muore nel 1992. Negli anni novanta iniziano ad arrivare i primi nipotini. Non quelli del figlio Paolo, che ancora una volta finisce nelle patrie galere. Per la sua salute e diritti civili Wladimiro Dorigo condurrà una profonda battaglia, nell'autunno 2004.

Dal 1992, Wladimiro Dorigo contrae qualcosa che non si comprende cosa sia, dopo un mancamento grave avvenuto alla metà di novembre 1992, a Bonn, dove era in albergo per un convegno. Ricovero di una settimana. Dal giugno 1993, si ammala di mielodisplasia delle piastrine. Fino a pochi anni prima, i docenti medici del Policlinico di Padova gli garantivano che avrebbe potuto avere il trapianto di midollo osseo da parte dei 3 figli maschi, ma nel novembre 2005 gli annunciano che non ne potrebbe reggere l'urto, l'organismo è "oramai" debilitato.  Ne muore il 1°luglio 2006.